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Mondo Espressionista
Scritto da Daniele 'Danno' Silipo   
Thursday 21 October 2010

In breve Come sarebbe il mondo se vivessimo all’interno di un film dell’espressionismo tedesco? È quello che deve essersi chiesto Theodor Theoderich realizzando la sua opera prima.

 

Regia Theodor Theoderich Paese Germania, 2004
Genere Fantastico

Attenzione: questo film non esiste, quanto segue è pura invenzione

 

IL FILM

Come sarebbe il mondo se vivessimo all’interno di un film dell’espressionismo tedesco? È quello che deve essersi chiesto Theodor Theoderich (storico e teorico del cinema, nonché massimo esperto vivente di Espressionismo Tedesco), realizzando Mondo Espressionista, la sua prima prova dietro la macchina da presa. In principio doveva essere un semplice documentario su una delle stagioni più straordinarie del cinema mondiale, da allegare come contenuto extra al dvd inglese de Il gabinetto del Dottor Caligari, ma ben presto Theoderich ha cambiato idea, come racconta lui stesso: “mentre strutturavo il documentario, quei personaggi, quelle suggestioni... è come se avessero preso vita propria. La prima idea che mi è venuta è stata quella di far commentare le immagini del documentario a un sosia di Fritz Lang, poi è venuto tutto il resto: è stato come aprire un vaso di pandora”.

Katze Strunz nei panni di Friz Lang

Infatti, il film, si apre proprio con Fritz Lang (impersonato dall’attore Bartholomäus Katze Strunz, con il quale Theoderich ebbe qualche screzio) che si auto-introduce guardando in macchina, e affermando che ci guiderà nei meandri del Mondo Espressionista. E per i primi venti minuti, il film, ha effettivamente l’aspetto di un documentario, con Fritz Lang che, come fosse ad una presentazione di diapositive, da un lato dell’inquadratura commenta tutto ciò che viene proiettato alle sue spalle. Ma quello a cui assistiamo non è la storia del cinema espressionista, quanto piuttosto l’introduzione a un mondo parallelo al nostro, un mondo da espressionismo tedesco appunto, caratterizzato da edifici distorti, giochi d’ombre e psichedeliche fantasie geometriche. Lang ci descrive usi e costumi di questo strano microcosmo con alcune sequenze da antologia. Ci troviamo in un'epoca indefinita, un "retrofuturo" (o steampunk come dir si voglia), dove vecchio e nuovo generano ibridi mirabolanti. Per esempio - benché il film di Teoderich sia sonoro - la televisione del Mondo Espressionista è “muta”, come il cinema delle origini: in una famosa sequenza del film, il presentatore di un varietà televisivo parla senza emettere suono, e subito dopo compare la didascalia. Capitale del Mondo Espressionista è Metropolis, nel cui sottosuolo c’è una fabbrica (comandata da un robot/despota) che genera l’energia necessaria per mandare avanti la città sovrastante. Ma Metropolis ha un’altra particolarità, è infatti piena zeppa di mostri “eccellenti”: il sanguinario Conte Orlock anche noto come Nosferatu; il dottor Caligari con la sua legione di sonnambuli assatanati e “telecomandati” a distanza; il ricchissimo dottor Mabuse capace di soggiogare le menti umane e il diavolaccio Mefisto che, dopo aver dato il tormento al povero Faust (nell’omonimo film di Murnau del 1926), è in cerca di nuove anime. Dopo averci raccontato tutto ciò, Fritz Lang si eclissa e il film cambia tono. Abbandonata la formula da pseudo-documentario, assistiamo alle vicende di un cacciatore di mostri giunto a Metropolis da molto lontano (è un americano in motocicletta vestito da cowboy), pronto a dare battaglia alle malefiche creature che appestano al città. Nosferatu, il dottor Caligari, il dottor Mabuse e Mefisto fanno fronte comune e, per resistere alla minaccia, sono pronti a tutto. Anche a risvegliare l’antico Golem dormiente...

Opera sontuosa e mirabolante - anche se realizzata a bassissimo costo riutilizzando intere sequenze dei vecchi film espressionisti - che sembra suscitare reazioni senza mezze misure. Così, mentre sul dizionario del cinema Il Mentecatti possiamo leggere che si tratta di “un film esaltante che trasuda passione vera”, sull’altro dizionario del cinema L’Immondini veniamo invece a sapere che “Theodor Theoderich ha sconsacrato lo spirito di una grande stagione del cinema delle origini, soffocando ciò che di buono vi era sotto strati di irritanti e pericolose idiozie”. Per noi, c’è solo un aggettivo valido: capolavoro assoluto. E per voi? (Daniele 'Danno' Silipo)

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